di Corinna Pindaro

Gli allestimenti del padiglione della Russia proseguono ai Giardini di Venezia nonostante le contestazioni politiche. Lo spazio però resterà chiuso al pubblico per tutta la durata della manifestazione

biennaleAlla Biennale Arte 2026 continuano le polemiche sulla presenza della Russia, ma intanto i lavori di allestimento del padiglione russo procedono regolarmente.

Secondo quanto emerge, gli spazi espositivi di proprietà del governo di Mosca dal 1914 sono ormai in fase avanzata di installazione all’interno dei Giardini della Biennale. In città sarebbero già arrivati anche artisti e membri dello staff provenienti dalla Russia, ai quali l’Italia ha regolarmente concesso il visto d’ingresso.

Padiglione chiuso al pubblico: un caso unico alla Biennale

Tra oltre cento Paesi partecipanti alla Biennale Arte 2026, il padiglione russo sarà però l’unico non accessibile ai visitatori per tutta la durata della manifestazione, in programma dal 9 maggio al 22 novembre.

Non è prevista alcuna inaugurazione ufficiale e gli spazi non potranno essere visitati fisicamente dal pubblico, rendendo la partecipazione russa un caso senza precedenti nell’edizione in corso.

La performance “The Tree is Rooted in the Sky”

Al centro del dibattito c’è soprattutto la performance intitolata “The Tree is Rooted in the Sky” (“L’albero è radicato nel cielo”), prevista durante la Vernice dal 6 all’8 maggio.

L’evento, ancora in fase di definizione, dovrebbe svilupparsi come una lunga azione artistica e performativa di tre giorni riservata esclusivamente a giornalisti e addetti ai lavori.

Successivamente, la registrazione della performance dovrebbe essere trasmessa su grandi schermi installati sulla facciata del padiglione, così da renderla visibile anche ai visitatori presenti ai Giardini.

Un progetto internazionale tra musica, filosofia e performance

Secondo le indiscrezioni, il progetto coinvolgerebbe circa trenta partecipanti tra artisti, musicisti, poeti e filosofi provenienti da diversi Paesi.

Oltre agli artisti russi, sarebbero presenti figure da:

  • Argentina
  • Brasile
  • Mali
  • Messico

Tra i nomi citati compare anche DJ Diaki, noto per la fusione tra elettronica, ritmi africani e suggestioni folk russe.

L’iniziativa viene descritta come una sorta di festival performativo multidisciplinare, con workshop, musica dal vivo e interventi filosofici dedicati al dialogo interculturale.

Le opere e gli artisti coinvolti

Nel padiglione dovrebbero essere esposte opere di pittura, scultura, installazioni multimediali e sound art firmate da numerosi artisti internazionali.

Tra i partecipanti figurano:

  • Lizaveta Anshina
  • Ekaterina Antonenko
  • Vera Bazilevskikh
  • Antonio Buonuario
  • Marco Dinelli
  • Timofey Dudarenko
  • Alexey Retinsky
  • Olga Talysheva
  • Maria Vinogradova

e molti altri artisti provenienti da differenti contesti culturali.

La commissaria: “Dialogo tra radici locali e prospettive globali”

Secondo la commissaria del padiglione russo Anastasia Karneeva, il progetto punta a costruire “uno spazio di confronto tra culture diverse”, mettendo in relazione tradizioni locali e visioni globali attraverso linguaggi artistici eterogenei.

Resta però alta la tensione politica attorno alla partecipazione della Russia alla Biennale, in un clima internazionale ancora segnato dalla guerra e dalle divisioni diplomatiche tra Mosca e l’Occidente.

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