di Carlo Longo

Teheran propone una fase negoziale di 30 giorni per arrivare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, alla fine del blocco navale americano e alla cessazione definitiva delle ostilità in Iran e Libano. Trump però giudica il piano “inaccettabile”
La crisi tra Iran e Stati Uniti resta appesa al filo della diplomazia. La nuova proposta iraniana per chiudere il conflitto prevede un periodo
iniziale di un mese dedicato ai negoziati, con l’obiettivo di arrivare a un’intesa sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, sulla fine del blocco navale statunitense e sullo stop definitivo alle ostilità anche in Libano.
Secondo quanto riferito da Teheran, il piano non include per ora il dossier nucleare, ma si concentra esclusivamente sulla fine della guerra nella regione.
Trump boccia la proposta iraniana
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di aver esaminato la nuova proposta di Teheran, definendola non accettabile.
La posizione della Casa Bianca resta quindi rigida, mentre Washington continua a esercitare una forte pressione economica e militare sull’Iran. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha parlato apertamente di “blocco economico”, sostenendo che le restrizioni stanno mettendo in difficoltà le finanze del regime e l’intero settore petrolifero iraniano.
Petrolio iraniano sotto pressione
Uno dei nodi principali resta la produzione di greggio. Secondo gli Stati Uniti, la capacità di stoccaggio iraniana si starebbe rapidamente esaurendo, con il rischio che i pozzi debbano fermarsi già nei prossimi giorni.
Il blocco dello Stretto di Hormuz ha infatti ridotto drasticamente la possibilità di esportare petrolio, colpendo una delle principali fonti di entrata di Teheran. La crisi energetica resta dunque uno degli strumenti di pressione più forti nel confronto tra le due potenze.
Il Libano entra nel negoziato
La proposta iraniana lega la fine della guerra anche alla situazione in Libano. Teheran sostiene che una vera de-escalation debba includere lo stop agli attacchi contro il territorio libanese e il rispetto del cessate il fuoco.
Intanto Hezbollah rivendica nuovi attacchi con droni e razzi contro le forze israeliane nel sud del Libano, mentre Israele ordina evacuazioni in diversi centri dell’area meridionale.
Diplomazia europea e tensioni Nato
Nel frattempo proseguono anche le tensioni tra Washington e gli alleati europei. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito di voler continuare a collaborare con Trump, pur in presenza di divergenze sulla gestione della crisi iraniana.
Gli Stati Uniti, però, starebbero valutando una riduzione della presenza militare in Germania superiore alle 5mila unità e un passo indietro sul dispiegamento di missili a lungo raggio, segnali che alimentano nuove incertezze nei rapporti transatlantici.
Israele osserva gli sviluppi
Anche la politica israeliana resta condizionata dalla guerra. Secondo media locali, il premier Benjamin Netanyahu starebbe valutando l’ipotesi di anticipare le elezioni al 1° settembre, in base all’evoluzione del quadro di sicurezza e ai rapporti con Washington.
Trump, intanto, continua a sostenere Netanyahu e ha ribadito che Israele ha bisogno di un governo pienamente concentrato sulla guerra.
Uno scenario ancora lontano dalla pace
La nuova proposta iraniana apre uno spiraglio negoziale, ma la bocciatura iniziale di Trump conferma quanto le distanze restino ampie.
Il mese di trattative immaginato da Teheran potrebbe rappresentare un tentativo di guadagnare tempo e ridurre la pressione militare ed economica. Tuttavia, tra blocco navale, tensioni in Libano, crisi petrolifera e rapporti difficili con gli alleati, il rischio di una nuova escalation resta molto alto.
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L’articolo Iran, nuova proposta per fermare la guerra: un mese di negoziati su Hormuz, blocco Usa e Libano proviene da Associated Medias.

