di Redazione
La Cgil segnala possibili anomalie nelle Certificazioni Uniche che potrebbero compromettere i modelli 730. L’Agenzia delle Entrate rassicura: i dati sono già stati aggiornati e i contribuenti saranno avvisati in caso di correzioni
A poche ore dall’avvio della stagione delle dichiarazioni precompilate, emerge un confronto tra sindacati e amministrazione finanziaria sulla correttezza dei dati utilizzati per i modelli 730. La Cgil ha infatti sollevato dubbi su possibili errori contenuti nelle Certificazioni Uniche 2026, che rischierebbero di incidere sul calcolo dei benefici legati al taglio del cuneo fiscale.
Secondo il sindacato, diverse certificazioni rilasciate da datori di lavoro ed enti previdenziali presenterebbero dati incompleti o inesatti sulla tipologia di reddito da lavoro dipendente. Un elemento cruciale, questo, per determinare sia l’accesso alla cosiddetta “somma aggiuntiva” sia il corretto riconoscimento delle detrazioni previste dalla normativa recente. L’errore, evidenziato attraverso il monitoraggio dei Centri di assistenza fiscale, riguarderebbe in particolare alcune casse edili, amministrazioni pubbliche e aziende private.
La preoccupazione principale è che tali imprecisioni possano riflettersi automaticamente nei modelli precompilati, impedendo ai contribuenti di recuperare eventuali importi non riconosciuti, dato che il sistema si basa sui dati trasmessi dai sostituti d’imposta.
Diversa la posizione dell’Agenzia delle Entrate, che ridimensiona l’allarme. L’amministrazione ha spiegato che le anomalie individuate sono state in gran parte corrette direttamente dai soggetti che avevano emesso le certificazioni, con conseguente aggiornamento delle dichiarazioni precompilate. Inoltre, fino al 14 maggio, i modelli saranno disponibili solo per la consultazione, lasciando margine per eventuali ulteriori rettifiche.
Nel caso in cui vengano inviate nuove certificazioni corrette, i contribuenti interessati riceveranno una comunicazione personalizzata all’interno della propria area riservata, così da poter verificare e aggiornare i dati prima dell’invio definitivo.
Resta tuttavia la richiesta della Cgil di un intervento tempestivo da parte del Ministero dell’Economia per garantire l’allineamento completo delle informazioni e prevenire possibili ricadute economiche sui lavoratori dipendenti. Intanto, dal 30 aprile, la dichiarazione precompilata 2026 è disponibile online, con un patrimonio informativo che supera 1,3 miliardi di dati tra redditi e spese.
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