di Corinna Pindaro

Il blocco americano dello Stretto di Hormuz sta colpendo duramente l’economia iraniana: crollano le esportazioni di greggio, i depositi si riempiono e Teheran taglia la produzione per evitare danni agli impianti

La crisi energetica internazionale continua ad aggravarsi mentre prosegue lo scontro tra Iran e IranStati Uniti attorno allo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas.

Secondo quanto riportato da Bloomberg, il blocco navale statunitense ha provocato un drastico crollo delle esportazioni petrolifere iraniane e il rapido riempimento dei depositi di stoccaggio del greggio. Per questo motivo Teheran starebbe riducendo preventivamente la produzione, nel tentativo di evitare il collasso delle infrastrutture energetiche.

L’Iran taglia la produzione per salvare i pozzi

Fonti citate da Bloomberg spiegano che gli ingegneri iraniani, forti di decenni di esperienza maturata durante sanzioni e conflitti, hanno sviluppato tecniche per sospendere temporaneamente l’attività dei pozzi senza danneggiarli in modo permanente.

L’obiettivo è mantenere la possibilità di riattivare rapidamente la produzione nel caso in cui la crisi si sblocchi o venga raggiunto un accordo diplomatico.

Secondo diversi analisti energetici, Teheran starebbe cercando di evitare uno scenario critico in cui i serbatoi pieni costringano a fermare bruscamente gli impianti, con rischi tecnici molto elevati.

Hormuz resta il centro dello scontro

Lo Stretto di Hormuz continua a essere il punto centrale del confronto internazionale.

Nelle ultime ore, Teheran ha fatto sapere che nella nuova proposta negoziale agli Stati Uniti sarebbe inclusa proprio la riapertura dello stretto. Parallelamente, però, l’esercito iraniano ritiene “probabile” una ripresa della guerra con Washington.

Anche il vicepresidente del Parlamento iraniano, Ali Nikzad, ha ribadito che la strategia iraniana resta legata anche alla situazione in Libano e al conflitto con Israele.

Petrolio e carburanti: gli effetti globali

Le conseguenze economiche della crisi sono già evidenti.

Per la prima volta dalla Guerra del Golfo del 1991, il Kuwait ha esportato zero barili di petrolio greggio nel mese di aprile 2026, a causa dell’impossibilità di utilizzare Hormuz.

Negli Stati Uniti, invece, la benzina ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi anni, alimentando pressioni politiche sull’amministrazione di Donald Trump.

Intanto l’Iraq ha dichiarato di poter ripristinare l’export petrolifero entro sette giorni nel caso in cui la crisi sullo stretto dovesse rientrare.

Israele, Libano e il rischio di allargamento del conflitto

Sul fronte militare continuano anche gli scontri in Libano meridionale.

Secondo fonti libanesi riportate dalla CNN, raid israeliani avrebbero provocato oltre 15 morti nelle ultime ore nonostante il cessate il fuoco prorogato la scorsa settimana.

Nel frattempo l’esercito israeliano avrebbe demolito parte di un convento cattolico nel villaggio di Yaroun, vicino al confine, sostenendo però che l’area fosse stata utilizzata in passato da Hezbollah.

Diplomazia in movimento

Sul piano diplomatico proseguono i contatti internazionali.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha avuto un nuovo colloquio telefonico con il ministro iraniano Abbas Araghchi, ribadendo che per l’Italia un programma nucleare iraniano a fini militari rappresenta “una linea rossa”.

La Casa Bianca ha inoltre confermato l’ingresso dell’ex lobbista Nick Stewart nel team negoziale statunitense guidato da Steve Witkoff, segnale che Washington continua comunque a mantenere aperta la strada diplomatica.

Nel frattempo, però, il presidente Trump ha ricevuto nuovi briefing militari sulle possibili opzioni operative contro l’Iran, mentre alcuni senatori americani parlano apertamente del rischio concreto di nuovi attacchi nei prossimi giorni.

(Associated Medias) – Tutti i diritti sono riservati

L’articolo Iran, il blocco di Hormuz mette in crisi Teheran: petrolio fermo, tensione globale proviene da Associated Medias.