di Redazione

Dopo l’invio degli ispettori da parte del Ministero della Cultura, Solange Farkas, presidente, insieme a Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi hanno rinunciato all’incarico
Si è dimessa in blocco la giuria internazionale della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, la cui inaugurazione è prevista per il 9 maggio. A comunicarlo è stata la stessa istituzione, con una nota diffusa all’indomani della visita degli ispettori del Ministero della Cultura.La giuria era composta da Solange Farkas, presidente, insieme a Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi. Al momento non sono state rese note le motivazioni ufficiali della decisione, che arriva a ridosso dell’apertura della manifestazione e in un contesto già segnato da attenzione istituzionale.

La coincidenza temporale con l’ispezione ministeriale alimenta interrogativi sul clima interno alla manifestazione e sulle dinamiche organizzative della rassegna, tra le più importanti a livello internazionale nel panorama dell’arte contemporanea.
Una Biennale difficile
La decisione della giuria si inserisce in un’edizione della Biennale di Venezia segnata fin dall’inizio da forti tensioni geopolitiche. Il caso più controverso è stato quello della Russia: la scelta di consentire la riapertura del padiglione, assente nelle ultime edizioni dopo l’invasione dell’Ucraina, ha provocato proteste internazionali, la richiesta di esclusione da parte di diversi Paesi europei e persino la minaccia – poi concretizzata – di un taglio ai finanziamenti da parte della Commissione europea.
Parallelamente, il padiglione di Israele è stato al centro di contestazioni da parte di artisti e collettivi, che denunciano il contesto della guerra a Gaza e l’assenza di una rappresentanza palestinese ufficiale, alimentando un clima di mobilitazione interna alla manifestazione.

In questo quadro si colloca anche la presa di posizione della giuria – poi dimissionaria – che aveva annunciato l’intenzione di non assegnare premi ad artisti provenienti da Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale, una decisione letta come riferita proprio a Russia e Israele e che ha ulteriormente accentuato lo scontro tra autonomia artistica e pressioni politiche.
Resta ora da capire quali saranno le conseguenze operative della decisione e se verrà nominata una nuova giuria in tempi utili per garantire il regolare svolgimento dell’evento.
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